Guardarsi continuamente allo specchio non aiuta l’autostima

«Specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?». La frase di una famosa favola per bambini, che vede nel guardarsi riflessi la ricerca di una conferma per quanto riguarda il proprio aspetto fisico, è confutata dai risultati di una ricerca della Florida State University, secondo la quale non c’è niente di più sbagliato che guardarsi e riguardarsi per migliorare l’autostima.

Così come fare confronti con gli altri. La ricerca, pubblicata sul Journal of Consulting and Clinical Psychology, mostra che donne che hanno ridotto il numero di volte in cui hanno controllato o sistemato il proprio aspetto hanno mostrato una sostanziale riduzione delle preoccupazioni relative alla propria immagine.

«Rispetto a un gruppo di persone a cui non è stato chiesto di cambiare il proprio comportamento – evidenzia Natalie Wilver, che ha guidato lo studio – in coloro che hanno limitato questi comportamenti si sono ridotte le preoccupazioni relative all’apparenza, l’insoddisfazione per il proprio corpo, la depressione, l’ansia sociale».

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno identificato 14 diversi comportamenti correlati all’apparenza, compreso l’esame approfondito di pelle, capelli, parte superiore del corpo e parte inferiore; il nascondere o camuffare ambiti del proprio aspetto; il chiedere ad altri di commentare la propria immagine e il fatto di confrontarla.

Per un periodo di due settimane, le partecipanti, 84 studentesse universitarie, hanno ricevuto un messaggio di testo giornaliero per ricordare loro di ridurre la frequenza con cui si impegnano in questi comportamenti. Gli studiosi spiegano che, sebbene non definitivi, i risultati sono incoraggianti.

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